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081 ..:: 25.07.2026

Nella foto, in primo piano l'artista professore
Franco Terlizzi di San Ferdinando di Puglia.
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A San Ferdinando di
Puglia, il professor
Franco Terlizzi e lo chansonnier
Mimmo Fanelli hanno accompagnato il pubblico in un
viaggio tra teatro, poesia, musica, fede e tradizione
partenopea.
SAN FERDINANDO DI PUGLIA – Una serata intensa, ricca di
poesia, musica e riflessioni sulla cultura partenopea si è
svolta venerdì 24 luglio 2026, alle ore 20, a San Ferdinando
di Puglia. L’evento, intitolato “Pulcinella e il senso
della morte nell’anima napoletana”, ha richiamato
centinaia di persone, coinvolte in un suggestivo percorso
dedicato al significato della vita, al rapporto con la morte
e alla profonda religiosità del popolo napoletano.
Protagonista della manifestazione è stato il professor
Franco Terlizzi, insegnante, attore e interprete
conosciuto nei principali appuntamenti e ambienti culturali
della Puglia e di altre regioni italiane. Con una
recitazione intensa e coinvolgente, Terlizzi ha
saputo unire il racconto, la poesia dialettale e la
riflessione, restituendo al pubblico le molteplici sfumature
dell’anima napoletana.
Ad accompagnarlo è stato lo chansonnier Mimmo Fanelli,
che ha eseguito alcuni significativi brani della tradizione
musicale partenopea. Le sue interpretazioni hanno creato un
suggestivo dialogo tra canto e parola, alternando momenti di
leggerezza, nostalgia, commozione e profonda partecipazione
emotiva.
Al centro della serata vi è stata la figura di Pulcinella,
una delle maschere più antiche e rappresentative della
cultura italiana. Dietro il volto coperto, la voce
caratteristica e i movimenti apparentemente comici si
nasconde un personaggio capace di raccontare le difficoltà
della vita, la povertà, la fame, la sofferenza e la continua
lotta dell’uomo comune contro le avversità.
Pulcinella ride, scherza e si prende gioco della sorte, ma
la sua comicità non è mai superficiale. Essa diventa una
forma di resistenza, un modo per affrontare la paura, il
dolore e perfino la morte. Nella sua figura convivono
allegria e malinconia, ingenuità e saggezza, fragilità e
forza.
Franco Terlizzi ha approfondito proprio questo
particolare rapporto tra Pulcinella e il senso della morte
nell’anima napoletana. Per il popolo partenopeo, la morte
non rappresenta soltanto la conclusione dell’esistenza, ma
una presenza con la quale confrontarsi, dialogare e,
talvolta, perfino scherzare.
Il confine tra la vita e la morte appare meno netto, perché
le persone scomparse continuano a vivere nella memoria delle
famiglie, nelle fotografie custodite nelle abitazioni, nelle
preghiere e nei racconti tramandati da una generazione
all’altra. Chi non c’è più rimane idealmente vicino ai
propri cari, quasi continuando a proteggerli e accompagnarli
nella vita quotidiana.
Nel corso dello spettacolo, Terlizzi ha interpretato
anche diverse poesie in dialetto napoletano. Attraverso la
forza espressiva della lingua partenopea sono emersi
sentimenti universali come l’amore, la paura, la speranza,
la nostalgia e il dolore.
Il dialetto napoletano non è apparso come una semplice forma
linguistica, ma come una vera lingua dell’anima, capace di
esprimere con immediatezza le contraddizioni dell’esistenza
e di trasformare anche le esperienze più difficili in
racconto e poesia.
Da questa riflessione sul rapporto con la morte si è
sviluppato naturalmente il tema del senso della vita per
i napoletani. Nella cultura partenopea, la vita è
considerata un’esperienza da condividere con la famiglia,
gli amici, il vicinato e l’intera comunità.
Anche nei momenti più complessi, il popolo napoletano
dimostra una straordinaria capacità di reagire, trasformando
le preoccupazioni in ironia e la sofferenza in una ragione
per continuare a sperare. Il sorriso non elimina il dolore,
ma aiuta ad affrontarlo e a non lasciarsi sopraffare dalle
difficoltà.
Il senso della vita risiede così negli affetti, nella
vicinanza tra le persone, nel rispetto per gli anziani,
nella memoria di chi non c’è più e nella capacità di
riconoscere valore anche ai gesti più semplici della
quotidianità.
In questa visione dell’esistenza assume un ruolo centrale
anche la religiosità. A Napoli e nella cultura
napoletana la fede non rimane chiusa esclusivamente nelle
chiese, ma entra nelle abitazioni, nelle strade, nei vicoli
e nelle botteghe.
Le immagini sacre, le statue dei santi, le edicole votive e
le preghiere tramandate dalle famiglie rappresentano i segni
visibili di una spiritualità profondamente radicata nella
vita popolare.
La religiosità napoletana si esprime attraverso gesti
semplici e spontanei. Si accende una candela per chiedere
protezione, si pronuncia una preghiera durante un momento
difficile, si ringrazia per una grazia ricevuta e si
affidano ai santi la salute, il lavoro e il futuro dei
propri figli.
Il rapporto con il sacro diventa quasi familiare e
confidenziale. I santi non sono percepiti come figure
lontane, ma come presenze vicine alle sofferenze e alle
speranze della gente.
Tra le figure più amate vi è naturalmente San Gennaro,
considerato non soltanto il patrono di Napoli, ma un punto
di riferimento spirituale e identitario per l’intera
comunità. Il prodigio della liquefazione del sangue viene
atteso come un segno di speranza e di protezione.
Un ruolo altrettanto importante è rivestito dalla devozione
mariana. La Madonna viene percepita come una madre
capace di comprendere le difficoltà delle famiglie, le
sofferenze quotidiane e le fragilità dell’essere umano.
Nella cultura partenopea, fede e tradizione popolare si
intrecciano continuamente. Il sacro convive con antiche
credenze, riti e forme di superstizione tramandate nel
tempo. Religiosità e cultura popolare non si contrappongono,
ma contribuiscono insieme a creare un patrimonio complesso e
profondamente umano.
Le canzoni interpretate da Mimmo Fanelli hanno
arricchito questo viaggio nell’anima napoletana. La musica
ha sottolineato i diversi momenti dello spettacolo, passando
dall’allegria alla malinconia, dalla nostalgia alla
speranza.
La canzone napoletana, infatti, non è soltanto
intrattenimento. È una forma di racconto attraverso la quale
intere generazioni hanno espresso il proprio modo di amare,
soffrire, pregare, ricordare e guardare al futuro.
L’intesa tra la recitazione di Franco Terlizzi e la
voce di Mimmo Fanelli ha permesso al pubblico di
immergersi pienamente nelle atmosfere partenopee. Parole e
melodie si sono alternate creando uno spettacolo capace di
divertire, commuovere e far riflettere.
La partecipazione del pubblico è stata particolarmente
numerosa. Centinaia di persone hanno seguito con attenzione
l’intera rappresentazione, applaudendo più volte il
professor Terlizzi e lo chansonnier Fanelli.
Il consenso degli spettatori ha premiato la capacità dei due
artisti di comunicare attraverso linguaggi differenti ma
profondamente legati: da una parte la parola recitata,
capace di raccontare e far riflettere; dall’altra la musica,
in grado di raggiungere direttamente il cuore delle persone.
La serata di San Ferdinando di Puglia ha
rappresentato non soltanto un momento di spettacolo, ma
anche un’occasione di approfondimento culturale. Attraverso
Pulcinella, la poesia dialettale e la musica napoletana sono
stati affrontati temi universali come la vita, la morte, la
memoria, la fede e la capacità dell’essere umano di reagire
alle difficoltà.
Dall’interpretazione di Franco Terlizzi è emersa
l’immagine di un popolo che conosce la durezza
dell’esistenza, ma non rinuncia mai alla speranza. Un popolo
capace di sorridere anche davanti alla paura, di cantare
anche nella malinconia e di trovare nella famiglia, nella
comunità e nella religiosità la forza per andare avanti.
Il senso della vita per i napoletani può essere racchiuso
proprio in questa volontà di non arrendersi: vivere
significa amare, ricordare, pregare, cantare e affrontare
ogni giornata con coraggio.
Al termine dell’evento, i ripetuti applausi hanno salutato
la magistrale interpretazione del professor Franco
Terlizzi e l’intensa partecipazione musicale di Mimmo
Fanelli. Una serata capace di lasciare negli spettatori
il sorriso amaro di Pulcinella, la musicalità della
lingua napoletana e una profonda riflessione sul mistero
della vita, della morte e della fede.
Agostino Del Buono
Redazione de La Sesta Provincia Pugliese
Supplemento di informazione online
agostino.delbuono@lasestaprovinciapugliese.it
Telefono cellulare: 339.2661022
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