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109 ..:: 03.10.2026 - Ore: 08:35

Una immagine di un campo coltivato a Oliveto
nella Sesta Provincia Pugliese.
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05 DOSSIER OLIO
EXTRAVERGINE DI OLIVA
TRINITAPOLI - L’Italia racconta al mondo l’olio extravergine
come uno dei simboli della propria identità alimentare.
Eppure i numeri disegnano un paradosso che merita di essere
spiegato: nel 2025 il nostro Paese ha prodotto circa 379
milioni di litri di olio di oliva, ma ne ha importati circa
565 milioni. Nello stesso tempo, secondo Istat, quasi 298
milioni di litri della produzione nazionale sono stati
destinati all’esportazione.
È un dato che a prima vista sembra assurdo. Perché esportare
il nostro olio e importarne altro? Perché il sistema
italiano non è costituito solo da agricoltori e frantoi.
Esiste una grande industria olearia, una rete di marchi
conosciuti nel mondo, una capacità di confezionamento e
commercializzazione che movimenta volumi superiori a quelli
prodotti nei nostri campi. Il modello economico è quindi più
vicino a quello di un grande hub mediterraneo dell’olio che
a quello di un Paese autosufficiente.
Dal punto di vista industriale, questo può avere una logica.
Dal punto di vista agricolo, però, pone un interrogativo
decisivo: quale ruolo vogliamo assegnare alla produzione
nazionale? Se il valore aggiunto viene generato soprattutto
dalla trasformazione, dal marchio e dalla distribuzione,
l’agricoltore rischia di diventare una componente sempre
meno centrale del sistema che pure utilizza l’immagine
dell’Italia per vendere.
Il dato storico rende la questione ancora più seria. Istat
segnala che la produzione italiana di olio di oliva è
diminuita del 37,6 per cento rispetto al 2006. Le cause sono
molte: alternanza produttiva, clima, abbandono, struttura
frammentata degli oliveti, scarsa meccanizzazione in alcune
aree, fitopatie e perdita di capacità produttiva in
territori colpiti dalla Xylella. Ma il risultato è chiaro:
il Paese che nel mondo è sinonimo di olio italiano produce
oggi molto meno rispetto a vent’anni fa.
La Puglia è al centro di questa contraddizione. È
storicamente il cuore quantitativo dell’olivicoltura
italiana e, nelle annate normali, pesa in modo determinante
sui volumi nazionali. Per questo la crisi di redditività
pugliese non è una questione regionale. Se la Puglia riduce
strutturalmente la propria capacità produttiva, l’Italia
aumenta inevitabilmente la dipendenza dall’estero.
Il rischio è che si crei un modello nel quale il nostro
Paese conserva il prestigio commerciale dell’olio ma perde
progressivamente la base agricola che ha costruito quel
prestigio. Sarebbe come mantenere l’insegna di una bottega
mentre il laboratorio alle spalle si svuota. I marchi
potrebbero continuare a vendere, l’industria a imbottigliare
e la grande distribuzione a riempire gli scaffali; ma il
legame tra prodotto e territorio italiano diventerebbe più
debole.
Per evitare questo scenario non basta chiedere ai cittadini
di comprare italiano. Il prodotto nazionale deve essere
disponibile, riconoscibile e competitivo. Le aziende
agricole devono poter investire in meccanizzazione,
irrigazione efficiente, nuovi impianti dove opportuno,
recupero degli oliveti tradizionali, cooperazione e
stoccaggio. Soprattutto, devono riuscire a trattenere una
quota maggiore del valore generato lungo la filiera.
Questo significa anche aggregare l’offerta. Migliaia di
piccoli produttori che vendono individualmente al momento
della raccolta hanno un potere contrattuale molto inferiore
a pochi grandi compratori. Cooperative efficienti,
organizzazioni di produttori e strumenti di stoccaggio
possono evitare che tutti siano costretti a vendere nello
stesso momento, quando l’offerta è massima e il prezzo tende
a indebolirsi.
Il paradosso italiano, dunque, non deve diventare un’accusa
contro il commercio internazionale. Deve diventare uno
stimolo a decidere quale equilibrio vogliamo tra industria e
agricoltura. Possiamo continuare a essere una grande
piattaforma commerciale dell’olio mediterraneo; ma se
vogliamo anche continuare a essere una potenza olivicola,
dobbiamo fare in modo che coltivare olivi in Italia torni a
essere economicamente sensato.
Prof. Agostino Del Buono
Direttore del Supplemento online
www.lasestaprovinciapugliese.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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