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037 ..:: 23.02.2026

Nella foto, alcuni Attestati e
Certificazioni Informatiche che non valgono più nelle
prossime GPS nonostante che a rilasciarle sono state gli
Enti accreditati e qualificati dallo stesso Ministero
dell'Istruzione.
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TORINO - Nel giro di pochi giorni, migliaia di docenti
italiani rischiano di scoprire che titoli conseguiti in
buona fede — spesso su indicazione e dentro il perimetro
della formazione riconosciuta dal sistema scolastico — non
producono più alcun effetto concreto nelle Graduatorie
Provinciali per le Supplenze (GPS). Il tema è tecnico, ma
l’impatto è chiarissimo: punti che possono fare la
differenza tra lavorare o restare fuori.
La questione nasce con le nuove regole introdotte per
l’aggiornamento GPS 2026/2027–2027/2028: da un lato, cresce
il peso massimo attribuibile alle certificazioni
informatiche; dall’altro, cambia in modo drastico quali
certificazioni contano davvero e quando.
Cosa cambia davvero: più punti, ma solo per alcuni titoli
Le tabelle allegate all’Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16
febbraio 2026 fissano una distinzione netta:
• le certificazioni informatiche già presentate e
valutate nei precedenti bienni GPS mantengono 0,5
punti ciascuna fino a quattro titoli (massimo 2 punti);
• per i titoli presentati per la valutazione nel biennio
2026/27–2027/28, sono valutabili esclusivamente
certificazioni rilasciate da soggetti accreditati
ACCREDIA e conformi ai framework europei DigComp 2.2
(1 punto) e DigCompEdu (2 punti), fino a un massimo
complessivo di 4 punti, inclusivi di eventuali titoli
già riconosciuti.
Tradotto: chi aveva già “caricato” e fatto valutare in
passato certificazioni come LIM, Tablet, Coding, IT
(o analoghe) non perde automaticamente tutto. Ma chi le ha
conseguite dopo la precedente finestra utile e non le aveva
mai potute far valutare (perché ottenute successivamente)
rischia di trovarsi con titoli formalmente legittimi… ma
inermi ai fini del punteggio GPS, se non rientrano nei nuovi
requisiti.
Il punto critico: l’affidamento legittimo e la continuità
delle regole
Non è in discussione l’importanza di elevare lo standard
delle competenze digitali: la scuola ha bisogno di docenti
formati, aggiornati, capaci di usare strumenti e metodologie
in modo competente. È proprio per questo che, negli anni,
moltissimi insegnanti hanno investito tempo e risorse su
percorsi proposti e promossi nel mercato della formazione
scolastica, spesso erogati da soggetti operanti nel quadro
della formazione riconosciuta dal Ministero (Direttiva
170/2016).
Il problema, semmai, è come avviene la transizione:
• senza una fase ponte chiaramente normata,
• senza un meccanismo di equivalenza/riconversione dei
titoli conseguiti nel frattempo,
• senza una tutela esplicita per chi ha seguito le regole
“di ieri”, confidando che avrebbero mantenuto un valore “di
domani”.
Qui entra in gioco un principio che in ambito pubblico pesa
molto: l’affidamento legittimo. Se lo stesso sistema,
per anni, riconosce un certo tipo di percorsi e ne incentiva
la diffusione, un cambio di paradigma dovrebbe essere
accompagnato da misure di salvaguardia, per evitare che la
formazione diventi una “lotteria normativa”.
Un precedente che oggi pesa: cosa valeva nel 2024/26
Nel ciclo precedente (O.M. 88/2024), la piattaforma
informativa collegata alle GPS riportava che le tabelle
attribuivano 0,5 punti per ogni certificazione
informatica fino a 4 titoli (massimo 2 punti)
e, soprattutto, chiariva che erano valutabili entrambe le
tipologie (informatiche e digitali) e anche gli attestati,
proprio perché non era prevista una distinzione più rigida.
Questo passaggio è centrale: molte scelte dei docenti (e
molte offerte degli enti formatori) si sono orientate su
quella cornice. E oggi la cornice cambia.
ACCREDIA e i framework europei: standard necessari, ma
serve chiarezza operativa
Il nuovo impianto sposta l’asse: non basta più
l’attestazione o la certificazione “in senso lato”, serve
una certificazione collegata a framework europei e
rilasciata da organismi accreditati. Sui requisiti minimi,
ACCREDIA stessa spiega che un certificato valido deve
riportare il riferimento al framework (ad esempio DigComp
2.2), il marchio dell’organismo accreditato e il marchio
ACCREDIA con il numero di registrazione dell’accreditamento.
Sul merito dei framework:
• DigComp 2.2 è il quadro europeo di riferimento per
le competenze digitali dei cittadini (aggiornamento
pubblicato a livello UE).
• DigCompEdu è il quadro europeo per definire cosa
significhi, in termini concreti, essere docenti
“digitalmente competenti”.
Dunque sì: l’obiettivo è sensato. Ma la domanda politica e
amministrativa resta: come si gestisce il passaggio senza
trasformarlo in una penalizzazione retroattiva?
La pluralità dell’offerta formativa: rischio “collo di
bottiglia”
Un’altra questione, che la comunità scolastica non può
ignorare, riguarda l’equilibrio del sistema:
• se il riconoscimento passa soltanto attraverso un canale
di accreditamento specifico,
• se si crea un numero limitato di soggetti in grado di
erogare certificazioni “spendibili”,
• se gli enti operanti nella formazione (anche nel perimetro
della Direttiva 170/2016) vengono di fatto resi marginali,
il rischio è un collo di bottiglia: meno scelta,
possibili rincari, corsa all’acquisto “last minute”,
confusione tra corsi di preparazione e certificazioni
effettivamente valide.
Le richieste ragionevoli che meritano un tavolo ufficiale
È in questo contesto che l’appello promosso da ASSODOLAB —
rivolto al Ministero dell’Istruzione e del Merito, ai
Deputati e Senatori, agli enti e alle associazioni del
settore — chiede una cosa semplice: chiarezza,
transizione equa e tutela per chi ha conseguito titoli
informatici nel periodo compreso tra l’O.M. 88/2024 e
l’entrata del nuovo impianto.
Le proposte di buon senso, su cui aprire subito un confronto
istituzionale, potrebbero includere:
1. Norma transitoria esplicita
Riconoscere (anche parzialmente) i titoli conseguiti “in
mezzo”, evitando che diventino automaticamente irrilevanti
solo per una questione di calendario.
2. Equivalenze / riconversioni
Prevedere un percorso di “allineamento” (anche con prova
finale) che consenta a chi ha già competenze documentate di
ottenere una certificazione coerente con DigComp/DigCompEdu
senza dover ripartire da zero.
3. Trasparenza totale su cosa è
valido
Pubblicare e mantenere aggiornati elenchi e criteri,
distinguendo in modo semplice tra:
• corsi di formazione,
• attestati,
• certificazioni accreditate e verificabili.
4. Audizioni e interrogazioni
parlamentari
Perché non è solo una questione tecnica: è una scelta che
incide su lavoro, equità, fiducia nelle istituzioni e
stabilità delle regole.
Perché riguarda tutta la scuola, non solo “chi fa
punteggio”
Quando le regole cambiano senza un “ponte” credibile, il
messaggio che passa è devastante: formarsi conviene solo
finché lo Stato non cambia idea. E questo indebolisce
esattamente ciò che ogni riforma vorrebbe rafforzare: la
formazione continua, l’innovazione didattica, la cultura
digitale.
L’innovazione non deve diventare una tagliola. Può e deve
essere una strada percorribile. Ma una strada con
segnaletica chiara, tempi congrui e rispetto per chi l’ha
imboccata quando era indicata come quella giusta.
ASSODOLAB, con la firma del Presidente Nazionale e
Legale Rappresentante, chiede un confronto serio e
responsabile: è una richiesta che merita risposta, non
silenzio assoluto.
Agostino Del Buono
Redazione de La Sesta Provincia Pugliese
Supplemento di informazione online
agostino.delbuono@lasestaprovinciapugliese.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Alleghiamo la lettera di cui al Prot. 503/2026 inviata
dall'ASSODOLAB al MIM, agli onorevoli deputati e senatori
dell'attuale Governo, alle Associazioni professionali del
settore formazione, agli Enti accreditati e qualificati dal
MIM, ai soggetti coinvolti nel sistema delle certificazioni
informatiche del personale scolastico...
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