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Cittadinanza attiva, democratica e legalità.

010 ..:: 30.01.2017 :: 18:30

 

 

 

 

 

:::  SOVERATO :: Cittadinanza e sport. (dalla legge 30.10.2008 n.169)
“(…) In questo insegnamento (scienze motorie e sportive) assume speciale rilevanza la dimensione delle competenze sociali o trasversali, in particolare quelle collegabili alla educazione alla cittadinanza attiva, tra cui si possono prevedere fin nel primo biennio le seguenti: utilizzare le regole sportive come strumento di convivenza civile; partecipare alle gare scolastiche, collaborando all’organizzazione dell’attività sportiva; anche in compiti di arbitraggio e di giuria, riconoscere comportamenti di base funzionali al mantenimento della propria salute; riconoscere e osservare le regole di base per la prevenzione degli infortuni adottando; comportamenti adeguati in campo motorio e sportivo. Sul piano metodologico, il percorso didattico – in coerenza”. (Linee guida nazionali per il passaggio al nuovo ordinamento, D.P.R 15 marzo 2010 n. 89, art 8, comma 3).

Cittadinanza digitale.
Essere Cittadini attivi nell’utilizzo della rete significa acquisire consapevolezza degli effetti delle azioni del singolo nella rete e di una nuova forma di responsabilità privata e collettiva, con l’obiettivo di prevenire anche azioni di “cyberbullismo”. L’obiettivo dell’USR Lombardia è quello di accompagnare la formazione tecnologica con percorsi di apprendimento volti a far emergere i ruoli di ognuno per la realizzazione di una adeguata cittadinanza digitale della “generazione web”.

Cittadinanza economica.
La cittadinanza economica è un processo volto a favorire lo sviluppo di conoscenze, capacità e competenze che permettano al cittadino di divenire, all’interno della società, un agente economico consapevole e rispettoso delle regole del vivere civile e di comprendere il mondo economico che lo circonda.
Il Titolo III Parte Prima della Costituzione enuncia l'ambito di azione della cittadinanza economica (artt. 35-47) con il dovere sancito nell'art. 53 ( responsabilità fiscale), sono compendiati da competenze in merito all'uso consapevole del denaro, alla responsabilità verso il proprio futuro previdenziale ed assicurativo. E' considerata un’attività educativa strategica in quanto capacità di compiere delle scelte economiche-finanziarie consapevoli contribuisce non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale di un paese. Tutti i programmi di financial education nel mondo hanno tentato di attivare un “processo attraverso il quale i consumatori/investitori finanziari possano migliorare la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e un supporto oggettivo, sviluppare le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie, per effettuare scelte informate, comprendere a chi chiedere supporto e mettere in atto altre azioni efficaci per migliorare il loro benessere finanziario.”(Definizione OCSE). “Anche il tema dell’educazione finanziaria e del relativo grado di “alfabetizzazione” dei cittadini (financial literacy) è di grande rilevanza all’interno della prospettiva qui considerata, poiché le scelte finanziarie hanno conseguenze determinanti sulla qualità e sullo stile di vita dei cittadini e sulla legalità della collettività. Per questo è necessario dotare gli studenti di strumenti utili a comprendere benefici e rischi collegati ad un corretto utilizzo di beni e servizi finanziari quale utile contributo per la cittadinanza consapevole”. (Linee guida nazionali per il passaggio al nuovo ordinamento, D.P.R 15 marzo 2010 n. 89, art 8, comma 3).

Linee di indirizzo per Cittadinanza & Costituzione
Cittadinanza attiva a scuola.
E’ necessario puntare sulla “messa in pratica dell’esercizio dei diritti e dei doveri dentro la scuola”, esercitando la democrazia diretta e deliberativa. La scuola deve essere considerata la “comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni”. In essa “ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli “deve aver garantito lo sviluppo delle proprie potenzialità e “il recupero delle posizioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla costituzione e dalla convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia… e con i principi generali dell’ordinamento italiano”. (DPR 24.6.1998, n.249, introduzione dello Statuto delle studentesse e degli studenti) “i Dirigenti Scolastici, dal canto loro, anche attraverso raccordi in rete tra le rispettive scuole, si renderanno parte attiva nell'incoraggiare e favorire occasioni di partecipazione responsabile degli studenti alla vita della comunità scolastica, con l'obiettivo di contribuire a rafforzare il senso di identità e di appartenenza, la solidarietà, il rispetto degli altri, il bisogno di comunicare e progettare insieme”. (Dir.10.11.2006, Indicazioni ed Orientamenti sulla partecipazione studentesca). Si inseriscono in questa area anche tutti i progetti didattici finalizzati a far acquisire agli studenti la consapevolezza della cittadinanza attiva e responsabile per la propria e altrui sicurezza (nella scuola, nei contesti lavorativi e nella comunità sociale).

Cittadinanza culturale.
La finalità della formazione alla “cittadinanza culturale” è di far acquisire agli studenti le competenze per essere cittadini che sappiano valorizzare il proprio patrimonio culturale, attraverso percorsi che prevedano sia la conoscenza dell’esistente sia la realizzazione di progetti di tutela e di potenziamento. In questa area si inseriscono anche tutte le attività di formazione per studenti e docenti promosse nell’ambito dell’insegnamento della Storia.

Cittadinanza e Volontariato.
Esercitare la cittadinanza attiva in termini di impegno personale nel volontariato. Si legge nella nota che ha accompagnato la Decisione del Consiglio 2010/37/CE del 27 Novembre 2009, relativa all’Anno Europeo delle attività di volontariato che promuovono la Cittadinanza attiva (2011).” La presente decisione proclama il 2011 Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva. Il volontariato è uno degli elementi centrali della cittadinanza attiva; la cittadinanza attiva rafforza la coesione sociale e sviluppa la democrazia. Il 2011 coincide inoltre con il decimo anniversario dell’Anno internazionale dei volontari delle Nazioni Unite (2001). Tra gli obiettivi educativi ci dovrebbe essere:” mirare a creare condizioni favorevoli al volontariato; fornire agli organizzatori gli strumenti per migliorare la qualità delle attività di volontariato; migliorare il riconoscimento delle attività di volontariato; sensibilizzare l’opinione pubblica al valore e all’importanza del volontariato”.

Cittadinanza e Salute.
Alla luce dei documenti internazionali dell’OMS, oggi le azioni di promozione della salute nella scuola implicano l’adozione di un approccio globale che guarda da un lato allo sviluppo delle competenze individuali (life skills), nella logica di potenziamento dell’empowerment individuale e di comunità, e dall’altro alle condizioni ambientali che favoriscono l’adozione di comportamenti di salute. Questo comporta un nuovo approccio a temi quali: educazione alla salute (allo star bene con sé, con gli altri e con le istituzioni, come antidoti al disagio e a diverse patologie, a dipendenze, devianze e abusi, comprese sottovoci come l’educazione all'alimentazione),educazione all'affettività e alla sessualità, che implicano anche aspetti di natura bioetica, relazionale e valoriale.
Qui di seguito sono elencate le priorità d’intervento promosse dal MIUR per l’Anno Scolastico 2013-2014 in ordine all’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione: sviluppare “processi competenti” di intermediazione tra le scuole e I progetti ministeriali, che si esprimono per lo più nella forma concorsuale, dando contributi organizzativi e di valorizzazione delle risorse del territorio per la realizzazione delle indicazioni ministeriali; elaborare linee d’indirizzo da condividere con gli ambiti territoriali e con le reti, che favoriscano la condivisione di buone pratiche modellizzabili e quindi trasferibili, con particolare riferimento al curricolo verticale sulle competenze chiave di Cittadinanza; in collaborazione con gli ambiti territoriali, individuare le esperienze esportabili relativamente agli ambiti di cittadinanza attiva definiti nel presente documento, con l’elaborazione di materiali; organizzare corsi di formazione nell’ambito dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione rivolto a docenti del primo e del secondo ciclo, con la finalità di individuare insegnanti di riferimento per il proprio contesto scolastico e territoriale; saranno intensificate le azioni progettuali di collaborazione con OMG, terzo settore e Volontariato, con la consapevolezza che per sviluppare pratiche di cittadinanza attiva sia necessario operare sul territorio, creando un diretto contatto tra la popolazione scolastica e il tessuto sociale e istituzionale, sul quale si costruisce e si regge la legalità e il rispetto dei diritti umani; potenziare esperienze di alternanza scuola-lavoro che tengano conto delle competenze di cittadinanza attiva, come richiesto anche dalle Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento (DPR 15 marzo 2010), favorendo processi valutativi adeguati alla complessità dell’esperienza formativa vissuta.
Monitorare i progetti e le iniziative di formazione attivate per accompagnare le scuole all’attuazione delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo (2013), in accordo con l’Ufficio Ordinamenti dell’USR Lombardia. Favorire interventi formativi specifici per sostenere la cultura della viabilità sostenibile, con particolare attenzione alla viabilità ferroviaria (si rimanda alle linee d’indirizzo dell’ USR Lombardia sulla specifica area progettuale e ai progetti regionali attivi), e il valore dell’educazione stradale, affrontata attraverso modalità di insegnamento capaci di utilizzare metodologie didattiche attive e funzionali alla riflessione sul tema specifico; favorire l’inserimento dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, con progetti dedicati, nei Licei scientifici ad indirizzo sportivo; organizzare un seminario al quale saranno invitate le associazioni, le istituzioni, le università e i partner che tradizionalmente collaborano con le scuole per condividere tempi, procedure formative e linguaggi in una azione formativa di rete.
Le modalità didattiche per affrontare le tematiche relative alla Cittadinanza attiva sono: didattica progettuale; didattica integrata; didattica laboratoriale; didattica digitale; stage, alternanza scuola-lavoro. I modelli organizzativi, all’interno dei quali si inserisce l’insegnamento della Cittadinanza attiva, sono: rete di scuole; rete con il territorio; dipartimenti dedicati all’insegnamento di Cittadinanza e costituzione; formazione dei docenti.
L’inserimento nella curricolarità dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione passa attraverso: progettazione per aree disciplinari; progettazione di classe; progettazioni dipartimentali.
Le strategie didattiche da privilegiare sono: laboratorio; peer tutoring; project work; stage e alternanza scuola-lavoro; esperienze e percorsi di volontariato.
Nella classificazione dei progetti dedicati alla Cittadinanza e costituzione si distingueranno: i progetti ministeriali; i progetti regionali; i progetti degli UST; i progetti delle reti; i progetti dei singoli istituti; valutazione per competenze interdisciplinari di cittadinanza.
A tal proposito si suggerisce di introdurre alla fine dell’anno scolastico una valutazione collegiale del Consiglio di classe sulle competenze trasversali di Cittadinanza e Costituzione, identificando descrittori rappresentativi di competenze specifiche riferite a: imparare ad imparare; progettare; comunicare; collaborare e partecipare; agire in modo autonomo e responsabile; risolvere problemi; individuare collegamenti e relazioni; acquisire ed interpretare l’informazione.
Nei programmi della scuola media del 1979 (ministro Pedini) l’educazione civica era intesa come «specifica materia d’insegnamento, esplicitamente prevista dal piano di studi». (…) «La comprensione della Costituzione, che gioverà anche a dare sistemazione, quasi secondo un indice ragionato, agli altri temi di educazione civica, avrà un momento più organico nella terza classe». Si trattava insieme di una materia e di «un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare, che ha anche suoi contenuti specifici…». La sua gestione era affidata al consiglio di classe. Educazione alla convivenza democratica. E’ l’espressione utilizzata nei programmi della scuola primaria del 1985 (ministro Falcucci), per indicare uno dei «principi e fini della scuola primaria». Essa «sollecita gli alunni a divenire consapevoli delle proprie idee e responsabili delle proprie azioni, alla luce di criteri di condotta chiari e coerenti, che attuino valori riconosciuti». Accanto alla storia e alla geografia, compariva la materia studi sociali. Con essi la scuola intendeva fornire «gli strumenti per un primo livello di conoscenza dell’organizzazione della nostra società nei suoi aspetti istituzionali e politici, con particolare riferimento alle origini storiche e ideali della Costituzione». Educazione civica e cultura costituzionale. E’ il nome con cui la direttiva 8.2.1996 n.58 (ministro Lombardi) indica l’educazione civica, integrandola con un esplicito riferimento alla Costituzione. Le «educazioni» (alla salute, all’ambiente, alla pace, all’intercultura …), esplose successivamente nella scuola come risposte alle emergenze di fine secolo, trovano tutte fondamento nel testo costituzionale, in continuità e oltre il dpr Moro del 1958. Ciò ha insieme legittimato, limitato e ricondotto a sintesi le molteplici «educazioni», consentendo una visione strategica sia delle contingenti emergenze, sia delle risposte educative cui è tenuta la scuola. Nello stesso tempo si prevedeva un’ora settimanale distinta per l’«educazione civica e cultura costituzionale», rinforzando il decreto Moro. La norma non è però entrata in vigore, per la caduta del Governo Dini. Il ministro Berlinguer, impegnato a riformare i cicli, ha varato lo Statuto delle studentesse e degli studenti (24.6.1998), ha dato rilievo alle Consulte e ha previsto lo studio del Novecento negli ultimi anni dei cicli scolastici. Educazione alla convivenza civile. L’espressione, già presente nel non approvato disegno di legge Gonella del 1951, è riproposta nella legge delega Moratti del 28.3.2003, n.53: a proposito dell’ambito della scuola primaria, parla di educazione «ai principi fondamentali della convivenza civile». Il civile è un ambito più ampio dello statale e del legale. L’orizzonte dei diritti umani, che ha a che fare anche con l’etica e con la buona educazione («etichetta»), sollecita la scuola a promuovere una educazione che precede e sorregge la comprensione del momento giuridico e di quello politico. Nei nuovi programmi ministeriali (Indicazioni nazionali) questa materia è stata articolata, in sei educazioni, raggruppabili in due fuochi: uno di tipo oggettivo-istituzionale (cittadinanza, sicurezza stradale, ambiente), uno di tipo soggettivo esistenziale (salute, alimentazione, affettività e sessualità). Si tratta di tematiche trasversali, che vanno esplicitamente affrontate e valutate, non però come materie a sé stanti. Queste Indicazioni sono mutate con i successivi ministri Fioroni, Gelmini, Profumo, che hanno lasciato cadere il termine «convivenza civile» e il pur ridotto spazio curricolare previsto prima per l'educazione civica. Cittadinanza e Costituzione. Prevista dalla legge 30.10.2008, n.169 (art. 1... «sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale, finalizzate all'acquisizione, nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, delle conoscenze e delle competenze relative a Cittadinanza e Costituzione, nell'ambito delle aree storico-geografica e storico sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia...»), la nuova denominazione tenta la sintesi fra il termine internazionalmente accreditato cittadinanza, che è una relazione fra una persona e un ordine politicogiuridico, da cui scendono diritti e doveri, e tutti i contenuti della nostra «Carta», ossia della legge istitutiva della Repubblica italiana. La Costituzione infatti costituisce una sorta di carta d’identità e di bussola di orientamento sia per gli italiani, sia per gli immigrati nel nostro Paese, per i quali il Governo ha elaborato una Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione (Min. Interno, 23.4.2007) Oltre ad anticipare in modo originale i contenuti della fondamentale Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) e la successiva Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (Nizza 2000 e Lisbona 2007), la nostra Carta limita la sovranità dello Stato verso l’interno, con l’autonomia, e verso l’esterno, in particolare verso l’Europa, «in condizioni di parità con gli altri stati», in nome della cooperazione internazionale e della pace. Inoltre la Costituzione, mentre riconosce i diritti inviolabili dei singoli e delle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, impegna la Repubblica (e cioè tutte le sue istituzioni e tutti i cittadini italiani, in relazione ai loro poteri e alle loro responsabilità) a rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana e all'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori (anche gli studenti lo sono) all'organizzazione politica economica e sociale del Paese. I termini educazione e cultura, secondo questa visione ampia dell'educazione civica, connotano tutta l’attività scolastica, quella che si svolge nell'ambito delle discipline e quella che si svolge in tempi e modi programmati dalle scuole autonome. Ciò non significa che la Costituzione scompaia come oggetto di studio, come se fosse sufficiente «respirarne i valori», senza darsi la pena di studiarli, di ricordarli e di utilizzarli ove serva. Il presidente Napolitano ha dichiarato che «la legge 30.10.2008, n. 169 ha introdotto nelle nostre scuole l’educazione alla cittadinanza e l’insegnamento della Costituzione». Si tratta di un’esegesi autorevole e generosa, affidata alla buona volontà di ministri, funzionari, dirigenti e docenti della scuola italiana. All'Amministrazione compete la mediazione fra la legge e l'autonomia scolastica, attraverso chiarimenti e «azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale» (della scuola), che aiutino la scuola stessa a promuovere, in modo non alternativo ma integrato, l'educazione alla cittadinanza e l'insegnamento della Costituzione, in vista del raggiungimento delle conoscenze e competenze di cui parla la legge.

Cittadinanza e cittadinanze.
Il termine cittadinanza comprende qualcosa di più del civismo tradizionalmente inteso: il cittadino dell’era planetaria deve essere in grado di conoscere e di vivere diritti e doveri, relazioni, appartenenze e partecipazioni sempre più ricche e problematiche, in rapporto agli ordinamenti locali, statali, europei, planetari e alle problematiche della globalizzazione, dell’ambiente, della pace e dello sviluppo. Si tratta di «cittadinanze a raggio variabile», intorno alle quali si discute animatamente. Immigrazione, etnie, religioni, chiusure e integrazioni, intercultura e conflitti armati sono chiamati in causa da questo termine «caldo». La cittadinanza non è dunque solo una caratteristica anagrafica e giuridica, ma è anche una dimensione spirituale e culturale, psicologica e relazionale, che si sviluppa col sentimento e con la coscienza della propria identità, della propria e dell’altrui dignità e della propria appartenenza ad uno o più contesti relazionali e istituzionali. Soltanto con adeguata maturazione affettiva, culturale e relazionale si diviene consapevoli di una serie di diritti e di doveri, giuridici e/o morali, relativi ai diversi ambiti sociali di cui si è parte. La cittadinanza insomma appartiene all’ordine del civile e del morale e non solo del giuridico: e cioè anche all'ordine del sentire, del condividere e del fare. Il passaggio dell'individuo da suddito a cittadino, previsto nella Costituzione, implica un ripensamento dell’intera cultura e una coerente prassi educativa. Occorre anzitutto distinguere fra le istituzioni e le persone che le rappresentano, a differenza di quello che succede nelle dittature. Si tratta di educare a rispettare le leggi e più in generale le regole legittime (e in ciò consistono lo spirito civico e la legalità) e a promuovere leggi e regole migliori (e in ciò consiste l’impegno politico, in qualunque ambito di vita sociale, a partire dalla famiglia e dalla scuola). Si tratta perciò di imparare a interagire in termini di dialogo, di dibattito e di valutazione critica delle idee e dei comportamenti, per vivere il più pienamente possibile una cittadinanza attiva, sia nelle istituzioni, sia nei gruppi di riferimento, anche in termini di volontariato. Oltre la distinzione fra cittadinanza civile, sociale e politica, si vanno rivelando altri aspetti della cittadinanza, definiti per lo più in termini di cittadinanza attiva, che hanno trovato un alto riconoscimento nell'art. 118 della Costituzione, che ha sancito il valore della sussidiarietà. In altri termini si riconoscono la legittimità e il valore dell'occuparsi, da parte del cittadino, singolo o associato, di attività di interesse generale, a fianco delle istituzioni o collaborando con esse. Tali attività riguardano la difesa e la promozione dei beni comuni. Appartengono a questi beni il territorio, l’ambiente, l’acqua, l’aria, la sicurezza, la fiducia nei rapporti sociali, la legalità, i diritti dell’uomo, la regolazione del mercato, la salute, l’istruzione, la ricerca scientifica e tecnologica, le infrastrutture (le strade, le scuole, gli ospedali, i musei…), i beni culturali, i servizi pubblici, e altri simili a questi, di cui ciascuno potrebbe godere liberamente, se questi non fossero continuamente minacciati da comportamenti egoistici e criminosi. L'arricchimento di questi beni è nell’interesse generale, così come lo è evitare il loro impoverimento. Per i cittadini attivi l’interesse generale diventa anche un modo per esprimere la propria creatività personale, e per esercitare la propria sovranità di cittadini responsabili, alla stessa stregua di chi governa. Nella scuola, apprendimento e partecipazione non sono antagonisti, ma possono produrre, per i singoli e per la società, quei beni personali e sociali, della cui carenza si soffre particolarmente, anche in termini economici. Come si vede, documenti ampi e organici come la Costituzione, la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea includono e fondano diversi concetti di cittadinanza, che perciò viene anche detta «cittadinanza plurale». Se occorre averne una visione panoramica, di fatto sul piano della concreta attività e della prassi scolastica si concentra l'attenzione su qualcuno dei significati e dei beni presi in considerazione a proposito della cittadinanza attiva: per esempio la legalità, la scienza, il rispetto e la cura dell'ambiente e del patrimonio culturale, l'economia e la finanza, la comunità scolastica, lo sport, il volontariato, relativo a diversi ambiti del sociale, il teatro a scuola, la musica... . Molti sono stati i termini con cui si è parlato di educazione civica e di iniziative progettuali riconosciute e anche finanziate dalle istituzioni, secondo le rispettive competenze, e persino dal mondo imprenditoriale. Si pensi al Progetto Giovani del Ministero, che ha accreditato le "educazioni", proponendo la logica progettuale relativa a diversi valori e iniziative anche "dal basso" in termini integrativi e non alternativi alla logica dell'insegnamento/apprendimento. Un documento prodotto nel maggio 2007 da un gruppo di lavoro ministeriale parla di «nuove educazioni trasversali», recensendole in questo modo: 1. educazione alle relazioni interpersonali, alla socialità e alla convivenza civile; 2. educazione alla cittadinanza (democratica, attiva, responsabile, italiana, europea, mondiale, plurale, a raggio variabile, ecc.) e alla cultura costituzionale, ai diritti umani, alle responsabilità, al volontariato, alla legalità e simili (comprese sottovoci rilevanti come l’educazione stradale); 3. educazione interculturale e alle differenze di genere e alle pari opportunità; 4. educazione alla pace e alla gestione (democratica, non violenta, creativa) dei conflitti e simili; 5. educazione all’ambiente, naturale e culturale, e allo sviluppo (umano, globale, planetario, locale, ’glocale’, sostenibile ecc.); 6. educazione ai media e alle nuove tecnologie, e simili; 7. educazione alla salute (allo star bene con sé, con gli altri e con le istituzioni, come antidoti al disagio e a diverse patologie, a dipendenze, devianze e abusi, comprese sottovoci come l’educazione all'alimentazione); educazione all'affettività e alla sessualità, che implicano anche aspetti di natura bioetica, relazionale e valoriale. In rapporto all'equilibrio e alla competenza degli operatori, l'impatto fra queste educazioni è risultato talora positivo, talora meno. Si è notata in certi casi una crisi di rigetto, dovuta non alla irrilevanza delle proposte, ma alla mancanza di criteri e di strumenti operativi capaci di organizzare la complessità dell'unico e unitario compito educativo della scuola, senza mutilarla e impoverirla, o all'opposto, affaticarla e ingolfarla. Di qui la necessità di cogliere l'opportunità che la legge 169/2008 offre alle scuole autonome, impegnando le scuole a ripensare sinteticamente e collegialmente i valori e le attività che appaiono oggi più rilevanti sul piano educativo. Ci si rivolge perciò a dirigenti e docenti consapevoli non solo delle difficoltà, ma anche dell'importanza della posta in gioco, in un Paese che si manifesta più che in passato bisognoso di criteri alti di orientamento e di disponibilità a comprendere e a collaborare.


Le competenze sociali e civiche raccomandate dall’Unione Europea.

Il Quadro di riferimento europeo allegato alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18.12.2006, ha identificato 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente, ritenendole necessarie per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupazione. Il nostro ordinamento richiama e adotta questa elaborazione, presentando le otto competenze chiave da acquisire al termine dell’istruzione obbligatoria, negli allegati al DM 22.8.2007 n. 139 (Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione): esse si riferiscono sia all’asse dei linguaggi, sia a quello scientifico-tecnologico, sia a quello personale, interpersonale e interculturale, sia a quello civico e sociale. La competenza sociale riguarda il sapere e il fare per conseguire una salute fisica e mentale ottimali, la comprensione dei diversi codici di comportamento, la tolleranza, la capacità di negoziare, cooperare, creare fiducia, superare stress, frustrazioni, pregiudizi. La competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare alla vita civile, grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica, a tutti i livelli. In tale prospettiva la scuola, presidio di legalità, è credibile nella sua funzione educativa quando è in grado di elaborare, testimoniare e proporre modelli positivi di comportamento, valorizzando la cittadinanza attiva, nelle forme della partecipazione, a livello di classe, di scuola, di provincia, di regione, di nazione, di Europa, anche attraverso le reti telematiche, e nelle forme di un credibile volontariato.
 

Carmen Falvo
 


oriana_182@hotmail.com



 

 

 

 

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